Riproduco, per gentile concessione del blog http://misfattilycos.blog.espresso.repubblica.it/ un piccolo saggio su un tema tanto sconfinato quanto sottovalutato: l'umana stupidità quella contro la quale, secondo Schiller, "anche gli dei lottano invano".
Se non capirete il pezzo, pazienza... vuol dire che siete stupidi :D
Il pezzo, nel suo contesto originale, è leggibile su http://misfattilycos.blog.espresso.repubblica.it/misfatti_in_lycos_chat/page/5/
Tendiamo spesso ad attribuire decisioni sbagliate (o catastrofiche) a intenzionale perversità, astuta cattiveria, megalomania, eccetera. Questi comportamenti ci sono – e in esagerata abbondanza. Ma un attento studio della storia (come degli avvenimenti in corso) ,porta all’inevitabile conclusione che la principale causa di terribili errori sia una: la stupidità.
Questo è un fenomeno abbastanza noto. Uno dei modi in cui è riassunto è il cosiddetto Rasoio di Hanlon: «Non attribuire a consapevole malvagità ciò che può essere adeguatamente spiegato come stupidità». Il concetto è stato ribadito da Robert Heinlein in una frase ancora più semplice: «Non sottovalutare mai il potere della stupidità umana».
Quando la stupidità si combina con altri fattori (come succede spesso) l’effetto può essere devastante.
Una cosa che ci sorprende (o forse no?) è quanto poco studio si dedichi a un argomento così importante. Ci sono dipartimenti universitari che si occupano delle complessità matematiche dei movimenti delle formiche in Amazzonia ,o della storia medievale dell’isola di Perim. Ma non ci risulta che ci siano cattedre di stupidologia.
Ho trovato pochi buoni libri sull’argomento.
C’è un libro che ho letto – e non ho mai dimenticato. Si chiama 'A Short Introduction to the History of Human Stupidity 'di Walter B. Pitkin della Columbia University ,ed era stato pubblicato nel 1934. L’avevo trovato per caso, molti anni fa, in uno scaffale di vecchi libri, E, per fortuna, ce l’ho ancora. Vecchio com’è, è ancora un buon libro. Molte delle osservazioni del professor Pitkin sono di grande attualità dopo più di settant’anni.
Il libro si conclude con un epilogo: «ora siamo pronti a cominciare lo studio della storia della stupidità». Poi... più nulla.
Il professor Pitkin era saggio. Sapeva che un’intera vita è troppo breve per poter approfondire anche solo qualche frammento di un argomento così vasto. Perciò pubblicò l’introduzione – e basta.
Evidentemente esistono molti altri libri e documentiin cui si parla, in un modo o nell’altro, di stupidità.Ma pochi in cui si tenta un inquadramento sistematicodel problema per individuarne i meccanismi e gli effetti
Le “leggi fondamentali della stupidità umana” sono note e citate anche in altri contesti. Non mi sembra necessario riprodurle, né riassumerle. A chi non le conoscesse, consiglio di leggere il testo di Carlo Cipolla (che, come altre opere dello stesso autore, unisce la serietà dell’analisi a una gradevole vena di umorismo). Mi limito qui ad alcuni commenti.
In parte si tratta di cose già note. Per esempio un fatto rilevato anche da altri autori (vedi il già citato rasoio di Hanlon) ,e da quasi tutte le persone che hanno avuto occasione di ragionare sull’argomento: si tende sempre a sottovalutare “il numero di stupidi in circolazione”.
È una constatazione che ognuno di noi può fare ogni giorno: per quanto coscienti possiamo essere del potere della stupidità, siamo spesso sorpresi dal suo manifestarsi ,dove e quando meno ce la aspettiamo.
Ne derivano due conseguenze, anche queste evidenti in ogni analisi coerente del problema. Una è che si sottovalutano spesso i perniciosi effetti della stupidità. L’altra è che, per la loro imprevedibilità, i comportamenti stupidi sono ancora più pericolosi di quelli consapevolmente malvagi.
Uno dei meriti è riconoscere il fatto che la stupidità di una persona “è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona”.
Questo è un punto fondamentale, che contraddice opinioni diffuse, ma è confermato da ogni attenta verifica sul tema. Non è solo o banalmente politically correct, ma è sostanzialmente vero, che nessuna categoria umana è più intelligente o più stupida di un’altra. Non c’è alcuna differenza nel livello o nella frequenza della stupidità per genere, sesso, razza, colore, etnia, cultura, livello scolastico eccetera.
«Una persona stupida è una persona che causa un danno a un’altra persona o gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno».
Un importante vantaggio di questo concetto è che evita l’arduo problema di definire “in teoria” che cosa sia la stupidità (o l’intelligenza), mentre ne valuta la rilevanza in relazione agli effetti pratici.
È evidente che, in base a questo criterio, si possono definire diverse categorie di comportamento.
Ovviamente ,ai due estremi stanno le persone che realizzano un vantaggio per sé e per gli altri (perciò “intelligenti”) e all’altro quelle che danneggiano gli altri e anche se stesse (perciò “stupide”). È chiaro anche che ci sono almeno due categorie “intermedie”.
Una che fa danno agli altri con vantaggio per sé definiti“banditi”) e l’altra che fa un danno a sé con vantaggio per gli altri.
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