Pedofilia: solo la verità
di Gianluca Fiusco
Sex crimes and Vatican. Questo il titolo dell’interessante, ma non esaustivo, documentario realizzato dalla Bbc sullo scandalo dei preti pedofili, scoppiato nei mesi scorsi negli States. In sintesi: alcuni preti hanno abusato, talvolta per anni, di giovani che frequentavano le loro parrocchie. In particolare è la diocesi di Boston al centro delle inchieste che hanno portato a scoprire una serie di abusi non soltanto negli Usa. Abusi sessuali che pare venissero taciuti dalle diocesi su precise indicazioni del Crimen Sollicitationis, documento redatto su questo problema negli anni 60. In Italia si è discusso sull’opportunità, o meno, che la tv pubblica, acquistasse i diritti di trasmettere il filmato. Proprio questo «discutere» rivela la patologia culturale che impedisce al nostro paese di smascherare la reticenza di coloro che, invocando una sorta di par condicio religiosa, vorrebbero comunque imporre il silenzio su fatti scomodi.
Come chiese cristiane siamo chiamati a non tacere e a non nasconderci dietro le nostre responsabilità. La confessione di peccato non è un optional, soprattutto dinanzi alla gravità di fatti come questi. Sembra quasi che la Rai viva una sovranità limitata. La timidezza con cui i vertici di viale Mazzini hanno tentennato dinanzi alle polemiche la dice lunga sulla subalternità del servizio pubblico a voleri e poteri altri, che stanno fuori dai Cda. Il dibattito ci sarebbe potuto, anzi dovuto essere, ma avrebbe dovuto riguardare i perché di questa reticenza. Possibile che «mamma» Rai non abbia avvertito l’esigenza di un’inchiesta giornalistica che informasse gli italiani? A questo si è ridotta la libertà di stampa in Italia?
Per mesi le vicende degli abusi sessuali di preti a danno di minori, trattate dai tg di mezzo mondo, in Italia erano quasi taciute. Trattate superficialmente mentre, con tipico morboso accanimento, i tg si affannavano a raccontarci abusi, veri e presunti, nelle scuole e nelle famiglie. Le vicende nazionali, spesso aberranti, hanno riempito palinsesti, e questo scandalo di portata internazionale, resta tuttora quasi sconosciuto. E tutto questo mentre, quotidianamente, non c’è tg che abbia dimenticato di ricordarci il valore della famiglia, di quella tradizionale però.
Quale cortocircuito culturale si sta consumando sotto i nostri sguardi? La chiesa che interviene sempre, su ogni fatto e azione della politica, quale giudizio dà su questa vicenda? Proprio la chiesa che tutto vede e su tutto trova da dire, può forse oggi tacere su se stessa? Può censurarsi e può chiedere all’informazione di tacere, di edulcorare le informazioni obbligandosi a una sorta di par condicio religiosa?
Ecco perché, come chiese, siamo oggi chiamati a difendere la libertà di informazione senza cedere alla tentazione di dettare codici deontologici e «paletti» entro cui l’informazione può essere ritenuta «credibile». Siamo cioè chiamati, come cristiani, alla verità. Una verità che deve interrogarci, non assolverci. Siamo chiamati a confrontarci con la società senza pretendere di «preconoscerla». Il silenzio che non vede, non sente e però trova sempre modo di parlare si chiama omertà. Oggi è arrivato il momento di rinunciare ai nostri silenzi. Quei silenzi che, come chiese, ci concediamo e pretendiamo. Di quei silenzi che testimoniano la colpevole volontà di non confessare il proprio peccato.
Tratto da Riforma dell'1 giugno 2007
Sex crimes and Vatican. Questo il titolo dell’interessante, ma non esaustivo, documentario realizzato dalla Bbc sullo scandalo dei preti pedofili, scoppiato nei mesi scorsi negli States. In sintesi: alcuni preti hanno abusato, talvolta per anni, di giovani che frequentavano le loro parrocchie. In particolare è la diocesi di Boston al centro delle inchieste che hanno portato a scoprire una serie di abusi non soltanto negli Usa. Abusi sessuali che pare venissero taciuti dalle diocesi su precise indicazioni del Crimen Sollicitationis, documento redatto su questo problema negli anni 60. In Italia si è discusso sull’opportunità, o meno, che la tv pubblica, acquistasse i diritti di trasmettere il filmato. Proprio questo «discutere» rivela la patologia culturale che impedisce al nostro paese di smascherare la reticenza di coloro che, invocando una sorta di par condicio religiosa, vorrebbero comunque imporre il silenzio su fatti scomodi.
Come chiese cristiane siamo chiamati a non tacere e a non nasconderci dietro le nostre responsabilità. La confessione di peccato non è un optional, soprattutto dinanzi alla gravità di fatti come questi. Sembra quasi che la Rai viva una sovranità limitata. La timidezza con cui i vertici di viale Mazzini hanno tentennato dinanzi alle polemiche la dice lunga sulla subalternità del servizio pubblico a voleri e poteri altri, che stanno fuori dai Cda. Il dibattito ci sarebbe potuto, anzi dovuto essere, ma avrebbe dovuto riguardare i perché di questa reticenza. Possibile che «mamma» Rai non abbia avvertito l’esigenza di un’inchiesta giornalistica che informasse gli italiani? A questo si è ridotta la libertà di stampa in Italia?
Per mesi le vicende degli abusi sessuali di preti a danno di minori, trattate dai tg di mezzo mondo, in Italia erano quasi taciute. Trattate superficialmente mentre, con tipico morboso accanimento, i tg si affannavano a raccontarci abusi, veri e presunti, nelle scuole e nelle famiglie. Le vicende nazionali, spesso aberranti, hanno riempito palinsesti, e questo scandalo di portata internazionale, resta tuttora quasi sconosciuto. E tutto questo mentre, quotidianamente, non c’è tg che abbia dimenticato di ricordarci il valore della famiglia, di quella tradizionale però.
Quale cortocircuito culturale si sta consumando sotto i nostri sguardi? La chiesa che interviene sempre, su ogni fatto e azione della politica, quale giudizio dà su questa vicenda? Proprio la chiesa che tutto vede e su tutto trova da dire, può forse oggi tacere su se stessa? Può censurarsi e può chiedere all’informazione di tacere, di edulcorare le informazioni obbligandosi a una sorta di par condicio religiosa?
Ecco perché, come chiese, siamo oggi chiamati a difendere la libertà di informazione senza cedere alla tentazione di dettare codici deontologici e «paletti» entro cui l’informazione può essere ritenuta «credibile». Siamo cioè chiamati, come cristiani, alla verità. Una verità che deve interrogarci, non assolverci. Siamo chiamati a confrontarci con la società senza pretendere di «preconoscerla». Il silenzio che non vede, non sente e però trova sempre modo di parlare si chiama omertà. Oggi è arrivato il momento di rinunciare ai nostri silenzi. Quei silenzi che, come chiese, ci concediamo e pretendiamo. Di quei silenzi che testimoniano la colpevole volontà di non confessare il proprio peccato.
Tratto da Riforma dell'1 giugno 2007
per visionare il documento della BBC: http://video.libero.it/app/play/index.html?id=d3c8e2a13b3815589f89c1e5d0fa91c1
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