Una storia come tante di persecuzione religiosa.
La Federazione delle Chiese Evangeliche della Liguria e del Piemonte meridionale organizza a Favale di Malvaro (GE) un incontro di popolo per ricordare la vicenda della famiglia Cereghino. Si tratta di una testimonianza evangelica che non si vuole dimenticare e viene rievocata perché serva ancora oggi come stimolo per le chiese. Ma cosa successe a questa famiglia?
Nel 1849 nella valle di Fontanabuona presso la borgata di san Vincenzo, comune di Favale, provincia di Chiavari, inizia la singolare storia della famiglia Cereghino, cantastorie girovaghi.I Cereghino erano autori delle parole e della musica che portavano in giro; Andrea, Giovanni e Stefano erano i tre più attivi di questa numerosa famiglia. Per le loro canzoni avevano bisogno di trovare nuovi argomenti per cui a un certo momento sorse in loro l’idea di ispirarsi a qualche passo della Bibbia.Stefano Cereghino, così scrisse: "Nel 1849, in Genova, Cereghino Andrea, per grazia del Signore Iddio, ebbe la santa Bibbia; la portava a Favale, la leggemmo giorno e notte, con molta attenzione. La scintilla divina penetrò nei cuori dei nostri vecchi genitori, dei loro figliuoli e nuore, e dei numerosi nipotini ed altri". Si trattava della Bibbia tradotta dal Diodati.
Quando il parroco di Favale, don Cristoforo Repetto, scoprì che nella casa del Cereghino si leggeva la Bibbia intraprese una lotta senza tregua. Nella Pasqua del 1852, il parroco pretese di non concedere la comunione ai Cereghino, cantori della parrocchia, se prima non avessero consegnato e bruciato la Bibbia. Nello stesso periodo, il parroco si rifiutò di benedire il matrimonio di un Cereghino con una giovane di un paese vicino perché in casa dello sposo si leggeva la Bibbia. Stefano Cereghino, durante uno dei suoi viaggi, si ritrovò a Torre Pellice e durante il culto rimase colpito dalla semplicità e dall'autenticità di quel clima evangelico. Gli fu spiegato che si trattava di una Chiesa evangelica valdese, quindi espresse il desiderio di incontrarsi con il pastore. "Ebbi - dirà poi – un’indimenticabile lezione evangelica".
Avvenuta la rottura definitiva con la Chiesa Cattolica, Stefano Cereghino scrive alla Tavola Valdese per avere indicazioni circa il modo di dare vita a una Chiesa cristiana valdese a Favale. Il 12 novembre 1852 riceve la visita del pastore Geymonat. La cosa indispettisce il parroco che, spalleggiato dal sindaco formula regolare denuncia alle autorità competenti per il reato previsto dal codice penale. I Cereghino sono così accusati di cospirare contro la religione di Stato, cioè contro la Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Alla denuncia fa seguito la dura prigionia nel carcere di Chiavari. Agostino fu rinchiuso nella parte più alta, dove faceva più freddo, Andrea nella parte più bassa, dove mancavano lucernaio e ventilazione.
La notizia arrivò alla Camera dei Deputati, dove suscitò il disappunto dei deputati Lorenzo Valerio e del Brofferio, che prendendo la parola dirà: "mentre ho l’onore di parlarvi, oh signori, si istruisce un altro processo di questo genere per alcuni infelici che in Favale tennero discorsi, per quanto si dice, contrari alla religione. Questi sono i fratelli Cereghino, da molti mesi detenuti nel carcere di Chiavari ed appunto quest’oggi viene la dolorosa notizia di un nuovo arresto ... di una giovinetta di non ancora sedici anni per discorsi provocati dalla lettura della Bibbia. Le quali notizie mi fanno chiedere se noi siamo veramente in Piemonte nel 1853 o se, per avventura, non viviamo sotto il Santo Ufficio di Roma nella notte del Medioevo" (Atti del Parlamento Subalpino).
Anni più tardi, ritroveremo a Favale Stefano Cereghino che, dopo i suoi studi per il duplice ministero di evangelista e insegnante a Torre Pellice, fonda con la moglie Caterina Malan, una scuola evangelica a Favale, diurna per i piccoli e serale per gli adulti. Più tardi sorgeranno il cimitero evangelico, ancora oggi esistente, la cappella evangelica e la casa pastorale. L'opera evangelistica di Stefano continuerà fino alla morte. La presenza evangelica a Favale scompare intorno al 1920, quando gli ultimi evangelici emigrano nel nord America.
Nella Chiesa Cattolica del paese è ancora oggi presente una lapide, che ricorda polemicamente la "intrusa valdese eresia".
tratto da www.chiesavaldese.org
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