Nel luglio 2006, sotto la spinta emotiva dei conflitti in atto e della reazione dell'opinione pubblica, scrivevo questo post, preceduto dell'avvertenza di cui in seguito, che senz'altro rinnovo. "Non tutto quello che leggerete qui di seguito va preso alla lettera, ma il paradosso che espongo, come tutti i paradossi, contiene un fondo di verità, credo.... Mi auguro che vi siano commenti su questo post e si apra un piccolo dibattito".
Non vi è alcun dubbio che il mostro ideologico del secolo trascorso sia stato l’antisemitismo. A tale giudizio si perviene pacificamente se si rammenta che l’antisemitismo ha generato quella manifestazione del male assoluto che si chiama lager. Oggi di antisemiti DOC, uguali negli argomenti, nei sentimenti e nell’ispirazione ideologica a quelli che furono, ce ne sono pochi. Sempre troppi, ma meno che in passato. Auschwitz non si è manifestata invano ed il pregiudizio irrazionale anti qualcosa degli esseri umani ha assunto una nuova veste. Oggi la pulsione dell’uomo all’odio del diverso, dell’altro da sè, del nemico della civiltà sta assumendo un nuovo aspetto. Un odio in sintonia con i tempi, con radici razionalizzanti, argomenti fondati in parte sulla realtà e sull’attualità, rafforzatisi dopo la tragedia immane dell’11 settembre. Per uno di quegli scherzi tragici della storia e della psicologia collettiva, se si dovesse dare un nome a quelli che, nelle condizioni ideologiche e culturali giuste sarebbero stati anti semiti, ed oggi sono anti altro, la definizione più acconcia potrebbe essere quella di pro semiti. I pro semiti non hanno pregiudizi anti ebraici: in compenso hanno tutti gli altri. Sono anti meridionali, se settentrionali (o viceversa), anti immigrati, anti gay, anti europei, ma soprattutto anti musulmani. L’unica loro passione è Israele, vista come un baluardo anti arabo e anti musulmano, novella Vienna da difendere ad ogni costo senza se e senza ma. Il pro semita non fa differenze: l’unico arabo buono è quello morto. Un bambino musulmano equivale ad un pericoloso integralista e si gioisce per la morte di entrambi o, quanto meno, si resta indifferenti per il bambino. La società araba non ha sfumature, zone grigie, aree di borghesia illuminata, ma è composta solo da Ahmadinejad ed affini. L’altra passione del pro semita sono gli USA: ma non gli USA di cui potrebbero far parte (citando a caso) Vonnegut, King, Noam Chomsky, Rifkin, Abbie Hoffman, Bob Dylan, le mamme coraggio contro la guerra in Irak. Il pro semita identifica gli USA con l’establishment di Bush e della Casa Bianca e chiunque li contesta è anti americano. Sia chiaro: Israele e l’ebraismo non c’entrano nulla con il pro semitismo. Israele e l’ebraismo esistono a prescindere da questa nuova maschera dell’odio irrazionale verso il diverso e non se ne nutrono affatto. Anzi credo che ogni ebreo che si soffermi a razionalizzare sul consenso che proviene da questi soggetti alla sua fede ed allo stato nato dal movimento sionista non possa che paventarne l’esistenza e preoccuparsi di questi “amici” interessati. Tragico volto quello del pregiudizio che rovescia se stesso, eleva l’oggetto dell’odio di padri, nonni e bisnonni ad oggetto di culto. Una maschera nuova, ma non meno pericola, di un pregiudizio pervasivo e totalizzante.
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