Caro Presidente,
mi rivolgo a Lei con la reverente familiarità che deriva dal sentirLa simbolo vivente della nostra unità nazionale e degli alti valori costituzionali oggi, a mio parere, troppo ed inutilmente messi in discussione.
Il motivo per cui mi rivolgo a Lei è presto detto: la presentazione (semmai ne avesse bisogno) di una persona degna di sedere tra i Senatori a vita della Repubblica.
È indubbia, a mio avviso, l’importanza che “cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario” (art. 59 della Costituzione) siano chiamati a dare la loro testimonianza di vita e di politica al Senato della Repubblica.
Ebbene, sommessamente mi permetto di formularLe un mio personale suggerimento, per quando Ella designerà un nuovo Senatore a vita.
Si tratta del pastore valdese in emeritazione Giorgio Bouchard, già Moderatore della Tavola Valdese e Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI).
Ho avuto l’occasione di conoscere il pastore Bouchard intorno al 2000, quando questi partecipò ad un convegno indetto dall’Associazione Libera di don Luigi Ciotti.
A quell’incontro, insieme a lui, presenziarono anche Sergio Cofferati e Rossana Rossanda, due nomi storici della sinistra italiana ed europea.
Giorgio Bouchard, benché oggettivamente meno noto degli altri relatori, conquistò tutti per intelligenza, simpatia, arguzia e chiarezza: alla fine della conferenza forse qualcuno decise di approfondire le proprie conoscenze sui valdesi e su di lui.
I valdesi, come Lei ben sa, sono un piccolo popolo che ha combattuto per la sua autonomia ed indipendenza religiosa, pagando spesso prezzi altissimi, senza rinchiudersi in un ghetto dorato, ma anelando ad una piena integrazione con il Regno di Piemonte prima, quello d’Italia poi.
Benché minoranza, esprimono da sempre con coerente convinzione una fede cristiana in prima linea per l’affermazione dei valori ecumenici, della separazione tra Chiese e Stato, dei diritti dell’individuo.
Tutte le battaglie civili, a partire dalla Resistenza, sino ai nostri giorni, passando attraverso i referendum su divorzio ed aborto, hanno visto la presenza dei valdesi.
Spesso in prima linea vi era (e vi è) Giorgio Bouchard. Dapprima come Pastore, poi come Moderatore della Tavola Valdese, dipoi come Presidente della FCEI, Bouchard è sempre stato presente in quei processi di integrazione dell’Italia all’Europa della cultura protestante e non solo: basti ricordare solo i suoi contributi culturali di saggistica, la sua attiva presenza nei processi che portarono alla stipulazione delle Intese tra Chiesa valdese e Stato Italiano nel 1984, la sua instancabile attività di amministratore di opere sociali e diaconali della Chiesa Valdese.
Nel primo scorcio degli anni ’90 Giorgio Bouchard è stato Pastore della Chiesa Valdese di Napoli di via dei Cimbri: proprio a Napoli - la Sua città che Ella ha tanto dimostrato di amare - per sua espressa ammissione il Pastore Bouchard ha lasciato il cuore, contandovi tuttora tanti amici.
Per Napoli ed il Meridione Bouchard è tuttora attivo nell’associazione Libera, per la legalità e contro tutte le mafie.
Caro Presidente, non posso non caldeggiarLe, umilmente, la nomina a Senatore a vita di un cittadino che tanto lustro ha dato alla nostra Patria nella sua cinquantennale attività di predicatore, intellettuale, dirigente ed amministratore ecclesiale.
A centocinquantanove anni dalle Lettere Patenti di Carlo Alberto, con le quali veniva concessa l’emancipazione ai sudditi valdesi, a ventitre anni dalle Intese, a cinquantanove anni dall’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana, quale miglior modo per celebrare la piena integrazione nel tessuto patrio di una componente minoritaria ma così importante nella nostra storia?
Sono certo che Giorgio Bouchard al Senato potrebbe degnamente rappresentare la Nazione: Lei, Presidente, certamente ricorderà il significativo contributo di Tullio Vinay, fondatore del centro ecumenico Agape e Giusto dei Popoli, al Senato dal 1976 al 1979. Il mio personale augurio è quello che il Senatore a vita Bouchard possa ripercorrere il cammino del suo illustre predecessore.
Le auguro di espletare come ora, nel miglior modo possibile, il prosieguo del Suo mandato.
Suo affezionatissimo
ghiaghia1
mi rivolgo a Lei con la reverente familiarità che deriva dal sentirLa simbolo vivente della nostra unità nazionale e degli alti valori costituzionali oggi, a mio parere, troppo ed inutilmente messi in discussione.
Il motivo per cui mi rivolgo a Lei è presto detto: la presentazione (semmai ne avesse bisogno) di una persona degna di sedere tra i Senatori a vita della Repubblica.
È indubbia, a mio avviso, l’importanza che “cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario” (art. 59 della Costituzione) siano chiamati a dare la loro testimonianza di vita e di politica al Senato della Repubblica.
Ebbene, sommessamente mi permetto di formularLe un mio personale suggerimento, per quando Ella designerà un nuovo Senatore a vita.
Si tratta del pastore valdese in emeritazione Giorgio Bouchard, già Moderatore della Tavola Valdese e Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI).
Ho avuto l’occasione di conoscere il pastore Bouchard intorno al 2000, quando questi partecipò ad un convegno indetto dall’Associazione Libera di don Luigi Ciotti.
A quell’incontro, insieme a lui, presenziarono anche Sergio Cofferati e Rossana Rossanda, due nomi storici della sinistra italiana ed europea.
Giorgio Bouchard, benché oggettivamente meno noto degli altri relatori, conquistò tutti per intelligenza, simpatia, arguzia e chiarezza: alla fine della conferenza forse qualcuno decise di approfondire le proprie conoscenze sui valdesi e su di lui.
I valdesi, come Lei ben sa, sono un piccolo popolo che ha combattuto per la sua autonomia ed indipendenza religiosa, pagando spesso prezzi altissimi, senza rinchiudersi in un ghetto dorato, ma anelando ad una piena integrazione con il Regno di Piemonte prima, quello d’Italia poi.
Benché minoranza, esprimono da sempre con coerente convinzione una fede cristiana in prima linea per l’affermazione dei valori ecumenici, della separazione tra Chiese e Stato, dei diritti dell’individuo.
Tutte le battaglie civili, a partire dalla Resistenza, sino ai nostri giorni, passando attraverso i referendum su divorzio ed aborto, hanno visto la presenza dei valdesi.
Spesso in prima linea vi era (e vi è) Giorgio Bouchard. Dapprima come Pastore, poi come Moderatore della Tavola Valdese, dipoi come Presidente della FCEI, Bouchard è sempre stato presente in quei processi di integrazione dell’Italia all’Europa della cultura protestante e non solo: basti ricordare solo i suoi contributi culturali di saggistica, la sua attiva presenza nei processi che portarono alla stipulazione delle Intese tra Chiesa valdese e Stato Italiano nel 1984, la sua instancabile attività di amministratore di opere sociali e diaconali della Chiesa Valdese.
Nel primo scorcio degli anni ’90 Giorgio Bouchard è stato Pastore della Chiesa Valdese di Napoli di via dei Cimbri: proprio a Napoli - la Sua città che Ella ha tanto dimostrato di amare - per sua espressa ammissione il Pastore Bouchard ha lasciato il cuore, contandovi tuttora tanti amici.
Per Napoli ed il Meridione Bouchard è tuttora attivo nell’associazione Libera, per la legalità e contro tutte le mafie.
Caro Presidente, non posso non caldeggiarLe, umilmente, la nomina a Senatore a vita di un cittadino che tanto lustro ha dato alla nostra Patria nella sua cinquantennale attività di predicatore, intellettuale, dirigente ed amministratore ecclesiale.
A centocinquantanove anni dalle Lettere Patenti di Carlo Alberto, con le quali veniva concessa l’emancipazione ai sudditi valdesi, a ventitre anni dalle Intese, a cinquantanove anni dall’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana, quale miglior modo per celebrare la piena integrazione nel tessuto patrio di una componente minoritaria ma così importante nella nostra storia?
Sono certo che Giorgio Bouchard al Senato potrebbe degnamente rappresentare la Nazione: Lei, Presidente, certamente ricorderà il significativo contributo di Tullio Vinay, fondatore del centro ecumenico Agape e Giusto dei Popoli, al Senato dal 1976 al 1979. Il mio personale augurio è quello che il Senatore a vita Bouchard possa ripercorrere il cammino del suo illustre predecessore.
Le auguro di espletare come ora, nel miglior modo possibile, il prosieguo del Suo mandato.
Suo affezionatissimo
ghiaghia1
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